La Commissione europea ha avviato procedure di infrazione nei confronti di numerosi Stati membri, tra cui l’Italia, per il mancato recepimento di tre direttive comunitarie nei termini stabiliti. Roma è coinvolta in uno dei tre procedimenti, quelli relativi alla trasparenza dei mercati finanziari e alla raccolta di prove digitali nelle indagini penali.
Il primo fronte riguarda la direttiva ESAP (European Single Access Point), scaduta il 10 gennaio 2026. L’obiettivo è dotare investitori e mercati di una piattaforma centralizzata dove reperire informazioni pubbliche sulle imprese europee in formato comparabile e facilmente accessibile.
Il progetto prevede tre fasi di sviluppo: la prima partirà nel luglio 2026, le successive aggiungeranno progressivamente più obblighi di divulgazione fino a coprire circa 200 set di dati da 50 atti legislativi. L’Italia è tra i diciannove Paesi che non hanno ancora comunicato il recepimento completo delle modifiche introdotte in quindici direttive collegate.
Mercato unico dei servizi, la Corte dei conti UE boccia Bruxelles: “Ancora troppe barriere”
L’altra questione riguarda la sesta direttiva sui requisiti patrimoniali (CRD6), anch’essa con scadenza al 10 gennaio 2026. La norma aggiorna le regole prudenziali per le banche, armonizzando le condizioni a cui le filiali di istituti extra-UE devono sottostare per operare nel mercato unico, e rafforza i criteri di valutazione dell’idoneità dei vertici bancari e la gestione dei rischi ambientali, sociali e di governance (ESG). Sono ventidue gli Stati inadempienti, che ora hanno due mesi di tempo per comunicare a Bruxelles le misure di recepimento adottate.
Il terzo fascicolo aperto riguarda la direttiva sull’e-evidence, scaduta a febbraio.
La norma obbliga tutti i fornitori di servizi digitali attivi nell’Unione a designare un rappresentante legale sul territorio europeo, cui le autorità giudiziarie e di polizia possono rivolgersi per ottenere rapidamente dati utili a indagini penali, anche se la sede dell’azienda si trova fuori dall’UE. Su questo punto, l’Italia si salva, non risulta tra i destinatari delle lettere di messa in mora.
DMA, il Parlamento europeo spinge sull’enforcement: “niente ritardi e nessun passo indietro”
In tutti e tre i casi, la Commissione ha inviato lettere di messa in mora formale.
Gli Stati hanno due mesi di tempo per rispondere e completare il recepimento. In assenza di una risposta soddisfacente, Bruxelles può procedere con un parere motivato, secondo gradino della procedura di infrazione, che può sfociare in un ricorso davanti alla Corte di giustizia dell’UE.

